L’Aquila, 6 aprile 2011
A due anni dal terremoto, Alessandro Aquilio, autore di Ventitre Secondi - L’Aquila 06-04-2009, e Gabriella Francescangeli, ci accompagnano nella loro città. Prima delle 3.32 del 6 aprile 2009- La vita "prima"
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LA VITA “PRIMA”
“Alle 3.31 della notte del 6 aprile chissà quante persone, nella mia città, stavano dormendo. Chissà quante stavano sognando, e che cosa. E quante ancora stavano invece aspettando che quel pensiero che impediva il sonno, scomparisse alfine dalla mente… La terra no. La terra non faceva niente di tutto questo. La terra sotto la mia città stava trattenendo il respiro in quegli ultimi 60 secondi della vita “prima”…(Alessandro Aquilio, Ventitre Secondi – L’Aquila, 06-04-2009)
La vita “prima”. Quando, ogni mattina, L’Aquila si svegliava e immediatamente si mostrava bella a chi vi abitava e a chi andava a farle visita. La natura le ha regalato un corpo splendido, un saliscendi continuo, in quella conca dominata dal Gran Sasso. Chi l’ha amata negli anni le ha donato gioielli unici, come fontane, chiese, statue…
Ci sono diversi modi di viaggiare e conoscere. Io ho deciso di farlo seduta al tavolo di un pub di Milano, con Alessandro Aquilio e Gabriella Francescangeli, due aquilani che vivono nel capoluogo lombardo da qualche anno. Mi hanno preso per mano facendomi vivere L’Aquila “prima”. Con malinconia e rabbia, con forza e tenerezza.
«Durante i mesi successivi al terremoto – racconta Gabriella - la mia famiglia ha potuto rifugiarsi in una casetta che abbiamo in montagna. La strada che vi conduce è molto panoramica. Da un punto puoi ammirare tutta la vallata e L’Aquila. Una sera, dopo il 6 aprile, andando dai miei, mia sorella ed io ci siamo fermate a guardare il panorama: abbiamo visto le luci della città e al centro un buco nero. È brutto avere la sensazione che tutti i posti che ami sono stati inghiottiti da quel buco nero. Il desiderio di riaverli è enorme.»




