Passeggiando nel cuore di Milano, in zona Palestro, è possibile scoprire, incastrate nel traffico convulso di viale Majno e corso Venezia, alcune vie dove l’architettura racconta una storia: quella della città meneghina agli inizi del Novecento quando viveva l’ascesa della ricca borghesia capitalista proiettata verso il futuro, ottimista e orgogliosa.
La zona, alla fine dell’Ottocento, era costituita per la maggior parte da orti e giardini privati. Divenne edificabile a partire dal 1890 e nel 1907 il Comune di Milano stipulò un accordo con la contessa Serbelloni, proprietaria dell’omonimo Palazzo, che permise l’apertura di via Mozart, Serbelloni e Buzzi.
Sul lotto di via Mozart le sorelle Nedda e Gigina Necchi, imprenditrici pavesi delle omonime macchine da cucire, e il marito di Gigina, Angelo Campiglio, magnate della ghisa, videro il luogo ideale dove poter edificare la loro dimora cittadina.
I lavori furono affidati all’architetto milanese Piero Portaluppi, che realizzò tra il 1932 e il 1935 una sontuosa villa unifamiliare circondata da un ampio giardino, lontana dagli occhi indiscreti dei passanti, e corredata dal campo da tennis e dalla piscina. Portaluppi traspose negli esterni il rigore dell’architettura razionalista, mentre gli interni lasciarono spazio al gusto fantasioso e raffinato del liberty. Le due guerre non intaccarono lo stile e la bellezza dell’edificio.
Nel 2001 le sorelle Necchi donarono generosamente la Villa al FAI (Fondo Ambiente Italiano), che dopo anni di restauri la aprì al pubblico nel 2008.
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Villa Necchi Campiglio Lontano dagli occhi indiscreti dei passanti, nel cuore di Milano
Foto: Giorgio Majno



