A soli 16 km da Milano, verso sud, dove la Pianura Padana ritorna padrona degli spazi, sorge la fabbrica Kartell che nel 1999, per iniziativa di Claudio Luti, ha dedicato un’area di 250 mq al museo aziendale. Si visita il Museo Kartell per la curiosità di riscoprire oggetti diventati icona: i casalinghi di Gino Colombini, gli apparecchi di illuminazione dei F.lli Castiglioni, le pionieristiche sedute in plastica di Marco Zanuso e Joe Colombo, i mobili componibili in ABS di Anna Castelli Ferreri, la prima libreria a configurazione libera di Ron Arad, la prima seduta trasparente e lo sgabello-tavolino gnomi di Philippe Starci, solo per citarne alcuni.
Qui gli oggetti di uso comune riprendono vita e acquistano consistenza trasformandosi in immagini, ricordi: lo scolapasta, la pattumiera a pedale, il portaombrelli, la lampada o lo sgabello rocchetto portano a galla scene di quotidianità, brandelli di storie, angoli di vita. Il percorso si articola su più piani, sviluppandosi in maniera armonica secondo un progetto cronologico scandito dai decenni.
Dopo un primo avvio nel 1949 nel campo degli autoaccessori, Kartell si dedica alle materie plastiche che di per sé, non essendo naturali, con una loro identità visibile, acquistano consistenza solo attraverso un progetto e una lavorazione. Poiché la ricetta vincente dell’azienda è sempre stata quella di essere ben radicata nel presente ma con lo sguardo rivolto al futuro, risultò allora assolutamente geniale l’intuizione di introdurre le materie plastiche nell’oggettistica per la casa attraverso il settore dei casalinghi e dell’illuminazione.
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Museo Kartell Nella casa degli oggetti diventati icona
Foto: Archivio Kartell



