• Se te lo dice Hemingway
  • Che la festa abbia inizio (e fine)
  • Otto giorni di baldoria
  • INFO POINT

Riferimenti:

SE TE LO DICE HEMINGWAY
29 giugno 2011 - …Ad un tratto gente cominciò a venir giù per la strada. Correvano vicini. Passarono e sparirono verso l'arena, poi dietro di loro altri uomini corsero più veloci, poi vennero pochi isolani che davvero correvano. Dietro di loro c'era un piccolo spazio libero, poi i tori venivano al galoppo e roteando le corna. Il tutto scomparve alla vista dietro l'angolo. Un uomo cadde e si tirò da parte, rimase immobile disteso. Ma i tori passarono oltre e non badarono a lui. Tutti uniti correvano...

Ernest Hemingway racconta così in Fiesta gli encierros di San Fermin, copatrono di Navarra e patrono dell’arcidiocesi di Pamplona e Tudela. Con tutta la passione che ha da sempre provato per questo evento. Non “una”, ma “la” corsa dei tori, dove gli animali vengono lasciati liberi di correre per le strade della città insieme alla folla.
Il cuore di Pamplona batte all’impazzata, ogni anno, da mezzogiorno del 6 a mezzanotte del 14 luglio, pronto a ospitare – oltre ai suoi 190.000 abitanti - più di un milione di persone provenienti da tutta Europa per vivere, almeno una volta nella vita, quell’emozione che, a detta di chi ha deciso di esserci, inebria. 
Le forti e accese polemiche di associazioni di animalisti, per il momento, non hanno potuto fare nulla contro la tradizione, quel culto arcaico del toro come animale simbolico.
Uno spettacolo capace di farti alzare dal letto alle cinque e mezzo del mattino per vari giorni di seguito scrive ancora Hemingway. Uno spettacolo in cui è impossibile mantenersi al margine della festa, perché lo spirito e l'ambiente di San Fermin sono irrimediabilmente contagiosi.
E se partissimo per toccare con mano il fascino irresistibile che Hemingway, e non solo, riconosce a questo spettacolo?

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