Ju Ming Museum, Taiwan

«La mia prima lezione di Taiji è stata una rivelazione, una risposta alla mia natura appassionata e nello stesso tempo spirituale. Ho iniziato un lavoro di ricerca cosciente che mi ha portato a scoprire e sperimentare una maggiore consapevolezza nella vita. Tutto è iniziato dalla ricerca di uno sport “tanto per fare esercizio fisico” e dalla lettura di questa antica ginnastica di lunga vita su un magazine femminile. Dopo il primo corso base, ne ho frequentati diversi di approfondimento, seminari e stage, fino a diventare istruttore. Il passaggio successivo è stato la creazione di un’associazione di Taijiquan, per chiunque voglia ricercare i valori, gli aspetti filosofici e spirituali presenti in questa antica arte marziale.» A raccontare di sé e del Taiji è Bianca Negri, istruttrice, come ha raccontato, di questa antica ginnastica.
Nell’anno del turismo culturale in Cina siamo “partiti” alla ricerca di notizie…

CARTA D’IDENTITÀ
Antica arte marziale di autodifesa, raffinata ed efficace, in cui prevale l’aspetto interiore e meditativo, educa al dialogo con l’altra componente di noi stessi, quella psicologica, portandoci verso una condizione di unità interiore. Nato nel 400 a.C. in Cina, fu introdotto dai monaci taoisti come esercizio fisico, mentale e di respirazione e nel 1925 i bambini iniziarono a praticarlo a scuola, nell’ora di educazione fisica. Ora, in tutta la Cina, paese dei fiori d’arancio e dei giardini zen, culla di genti e tradizioni, è facile vedere per le vie o nei parchi cittadini gruppi di persone che lo praticano.

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