• Mille identità
  • Un passato da DDR
  • Sulla giostra del tempo
  • Fantasmi e angeli
  • Silenzio, parla l'anima
  • Tra oasi e stordimento
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Riferimenti:

MILLE IDENTITÀ

11 novembre 2011 - Quarant’anni dopo lo direbbe ancora. «Ich bin ein berliner». Perché Berlino ce l’ha nel sangue l’accoglienza. Il piacere epidermico di esserci. Calpestarla. Camminarla. E ancora oggi, John F. Kennedy pronuncerebbe quelle parole. E non solo nella Rudolph Wilde Platz, a un tiro di schioppo dal Rathaus Schönberg, come accadde quel 23 giugno 1963 in occasione della celebre visita ufficiale nell’allora Berlino Ovest. Perché «io sono un berlinese» è il refrain senza tempo di una città che sa essere ombelico e frontiera, avanguardia e tradizione.
Berlino ammalia con fascino e vitalità, confonde le idee, si mostra in mille abiti, ciascuno intercambiabile nella festa che si sa cucire addosso. Si reinventa in molteplici identità non tradendo la sua storia: è vintage e un po’ retrò, ma anche contemporanea, cosmopolita, glamour. Sì, ich bin ein berliner, perché ho voglia di vivere mille e una vita.
E allora incominciamo. Dall’aeroporto di Schönefeld è facile arrivare dentro la città. La S-Bhan, la linea metropolitana di superficie, porta in quel dilatato e per certi versi indefinito cuore urbanistico che chiamano Mitte, il centro. Un appartamento a Nikolai, il quartiere più antico della città, a cinque minuti a piedi dall’Alex (è così che i berlinesi amano chiamare Alexanderplatz), è la scelta perfetta se si decide di sentire il battito della città dalle prime luci dell’alba fino a notte. Non è impossibile trovare delle camere a un prezzo ragionevole. Si parte da 13 euro per notte per una camera in un palazzo gigantesco dell’ex DDR, 18 piani e un’infinità di cubicoli e stanze prefabbricate, in perfetta architettura in stile Patto di Varsavia.

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