• Arraial Moura, una jungla
  • Donne, merce di prima qualità
  • Per briciole d'amore
  • Barra do Cearà, carne da macello
  • Un uomo fortunato
  • INFO POINT

Riferimenti:

ARRAIAL MOURA, UNA JUNGLA
14 marzo 2011 - Periferia nord di Fortaleza. Sulla destra l’hotel Marina Park e la chiesa dei ricchi, davanti alla quale ogni domenica si fermano auto lussuose da cui scendono signore ingioiellate. A sinistra, un cartellone pubblicitario invita a non perdere l’occasione della settimana in una famosa catena di negozi di elettronica. Dietro, le baracche di una delle favelas più grandi del Brasile, Arraial Moura. Ricchezza e povertà, due linee parallele destinate a non incontrarsi mai.

Padre Adolfo, veronese di nascita ma brasiliano d’adozione (da 38 anni è in Brasile), missionario ginecologo dell’Ordine dei Camilliani, è il nostro Caronte. Ci traghetta sull’altra riva di Fortaleza, quella che è famosa solo per sentito dire, perché qui è meglio che non entrino estranei. «È una jungla e come ogni jungla ha le sue leggi. Per sopravvivere rubano.»

Quasi stona tanto colore in tanta miseria. Il marrone del fango, con cui sono fatti le strade e i pavimenti delle case, si mischia al rosa, giallo, verde, bianco delle case stesse, alcune in muratura, altre in lamiera. Ci scontriamo con una ragazza, sguardo basso ed espressione assente. «Lei rappresenta la “nuova” favela, un indotto di prostituzione e traffico di droga. Dalla mariuana si è passati al crack, che fa più danni ed è più costoso. Gli abitanti, pur non possedendo nulla, si indebitano e per pagare i debiti fanno prostituire mogli e figlie. Molti trafficanti si rifugiano qui, dove le forze dell’ordine non hanno il coraggio di entrare.» Figli del mai, per cui la vita non può subire una parabola, né ascendente né discendente. Nascono e muoiono su quella strada perché è l’unico modo di vivere che conoscono. Qui c’è povertà materiale e di valori. Ed è la seconda a spaventare di più.

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