PEOPLE: DUBLINO MAGNETICA

LA SCRITTRICE SABRINA BARBANTE CI PORTA NELLA CAPITALE D’IRLANDA

Articolo di: Luca Salvi
Foto di: Archivio

La scrittrice Sabrina Barbante ci porta nella capitale d’Irlanda

Sabrina Barbante, autrice salentina di tre romanzi - Ultimo fuoco, Faintly Falling e Antibes, di prossima uscita -, viaggiatrice della fantasia come delle mappa geografica, in primavera è stata a Dublino.

Una parola per descrivere questa città?


«Circo. È un posto molto rumoroso dove avvengono cose non sempre condivisibili, ma che non può fare a meno di attirarti. Un’altra parola mi viene in mente, un aggettivo: magnetica.»

Perché sei andata a Dublino?

«Dovevo presentare il mio libro, Faintly Falling, che sono riuscita a vendere là anche se scritto in italiano. Per questo Dublino è circo, anzi manicomio. Un manicomio di gente pazza che capisce cosa c’è scritto in un’altra lingua.»

Dove hai alloggiato?
«In un ostello chiamato Avalon, cercando e trovando su Google un bed&breakfast nel centro della città, walking distance dal locale della presentazione, il Pinocchio Restaurant. Avalon è una struttura con punto internet wireless a fianco di una caffetteria, stanze incredibilmente spartane e bagno comune per maschi e donne. Io sono abituata a tutto quando viaggio ma c’è chi potrebbe non gradire. Con due amici e il mio ragazzo abbiamo prenotato una camerata: 18 euro a notte.»

Curioso il nome del luogo dove hai presentato il libro…
«Pinocchio Restaurant, un locale dove i dublinesi colgono al volo quello che dice il proprietario, Marco Giannantonio, anche quando parla in italiano. È venuto su dalle Marche, ha lavorato qualche tempo in un ristorante e poi ha aperto il suo. Ci si mangia benissimo, menu italiano. Con lui ho creato un buon feeling.»

Non è la prima volta che passi da lì?


«Ci sono stata nell’autunno 2008. Ora in primavera. Un posto splendido per le mezze stagioni perché ti trasmette il senso di ciò che trascorre. Sa molto di città di passaggio. Vieni, ti ci affezioni, ti ci leghi tantissimo e poi vai via.»

Cos’è cambiato dopo 2 anni e mezzo?

«Dublino non è la stessa perché la crisi si vede in tante piccoli dettagli come i posti in cui c’era una insegna di un’azienda o di uno studio che ora non c’è più. La crisi è stata una mazzata enorme per il Paese che aveva tassi di crescita altissimi. Una cosa degli irlandesi che colpisce è questa energia che si portano dentro. Difficile vederli tristi. Se entri in un pub, loro si girano, ti guardano e ti invitano a sederti. Mi sono stupita di trovare ancora gratuito l’ingresso alla National Gallery. In Italia paghi anche per entrare nelle chiese. Qui ti fanno vedere gratis opere di autori venduti all’asta per milioni di euro.»

Dove eri stata tre anni fa?

«Allo Jacob’s Inn, un ostello che costava 30,00 euro a notte la doppia. Discreto, ma meno accogliente di Avalon.»

Come ti muovevi?

«A piedi, perché mi piaceva vedere Dublino camminando. Lì utilizzano molto le linee urbane che io chiamo pullmini gialli. Nei week end c’è un affollamento incredibile di taxi. Tutti sanno che berranno un sacco e non ci pensano a uscire in auto. Taxi più economici che a Milano o a Roma.»

Descrivici la città.
«C’è la zona commerciale di O’connell Street, meno caratteristica, a cui preferisco la passeggiata, il marciapiede bianco che costeggia il fiume Liffey. Poi il quartiere centrale di Temple Bar, con le sue stradine. La città è un pullulare di pub, ma non i soliti pub. È una questione di posti e di musica.»

E i monumenti?
«La Cattedrale di San Patrizio è vicina al desiderio del turista italiano di ritrovare architetture consuete o belle da vedere. A Dublino ci sono ma... Questa città te la godi se senti le persone, la musica nei pub, i giovani che vogliono socializzare. La devi ascoltare più che guardare. Ha un pace of life più adagio rispetto ad altre capitali europee. Non bisogna correre.»
 

Cosa si mangia?
«Il drisheen, una zuppa di agnello, molto buona secondo i miei amici, ma non posso confermare essendo vegetariana. Piatti a base di patate, un alimento per loro atavico. Un piatto molto servito nelle sagre è il colcannon, una specie di sformato di patate. Ho provato a cucinarlo al rientro ma non mi è venuto bene.»

Da vegetariana cosa mangiavi?
«Sono un pessimo esempio salutista. Bevevo birra e mangiavo patatine fritte e toast. Ma anche rotoli tipo piadine. Quando siamo arrivati eravamo morti di fame. Era tardissimo ma vicino ad Avalon abbiamo trovato un locale arabo, kebab e cibi d’asporto. Abbiamo preso un sacchetto di cartone ciascuno con patatine e hamburger vegetariani. I vegetariani nei Paesi britannici sono molti di più che in Europa.»

Parte del tuo secondo libro è ambientata a Dublino. La conosci così bene?

«Il romanzo non ha descrizioni specifiche della città se non una parte particolare di Temple Bar, che avevo visto nel mio primo viaggio e ricordavo bene. Ho utilizzato atmosfere che mi erano rimaste impresse quella volta, aiutandomi grazie alla musica e la letteratura irlandese.»
 

Primo approccio a Dublino: quali gli scrittori e i musicisti imprescindibili?
«Due autori per forza: James Joyce, con Gente di Dublino e non solo, e le poesie di Séamus Heaney, che adoro. Consiglio di leggere anche Ronald Shean, irlandese da mille milioni di generazioni, narratore e massimo esperto di Joyce. Ronald, che ha contribuito alla presentazione, ti sa raccontare Dublino come pochi. Se uno sceglie il Pinocchio Restaurant come meta, può imbattersi in personaggi di questo tipo. Quanto ai musicisti famosi irlandesi, ci sono quelli che scalano le classifiche e non dicono niente dell’Irlanda. Paddy O’Connor&friends ti porta invece nell’atmosfera celtica. Apprezzo Glen Hansard, che canta canzoni contemporanee e molto dubliner, protagonista nel film “Once”, ambientato a Dublino e che mostra l’aspetto strettamente musicale della città. Un film che consiglio a tutti è The Dead di John Houston, dal racconto di Joyce.»

Dublino di sera?

«Pub, locali dove chiudersi con musica dal vivo e gente conviviale. Il Lord Edward dove ti servono le zuppe di carne – a me il toast con patatine. Il pub Farrington’s, in Temple Bar. Una pinta, 5 euro. Guinness, Kilkenny. La Guinness a Dublino, sarà banale dirlo, ma ha un sapore diverso, più buono.»

Quale guida hai usato? Quale linea aerea ti ha portato a Dublino?

«La Guida Mondadori, perché è più adatta per un viaggio breve. Il volo era un Ryanair prenotato 3 settimane prima: 140 euro andata e ritorno.»

Ultima domanda: perché consigli di andare a Dublino?
«Se hai un libro da presentare è un posto fantastico.»

Ma se uno non ce l’ha?
«A Dublino troverà l’ispirazione per scriverne uno.»